Apprendimento - Infiniti percorsi

Infiniti percorsi

Che ti importa di cosa dice la gente?

Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, è solo un ragazzino quando a New York, la città in cui vive, un amichetto gli chiede: “Lo vedi quell’uccello? Lo sai che uccello è?” e Richard risponde: “Non ne ho la più pallida idea”.
“E’ un tordo dalla gola marrone. Ma il tuo papà non ti insegna proprio niente?”

Era esattamente il contrario. “Lo vedi quell’uccello?”, diceva mio padre. “E’ l’usignolo di Spencer” (sapevo che se lo era appena inventato). “In italiano di dice ciutto lapittida. In portoghese bom da pieda. In cinese chung long tah; in giapponese katano tekeda. Anche se conosci il nome in tutte le lingue del mondo, alla fine non sai assolutamente niente. Sai solo che ci sono altri uomini, in altri posti, che danno nomi diversi allo stesso uccello. Noi, invece, adesso ci fermiamo ad osservarlo, per vedere cosa fa; è questo che conta”. Imparai molto presto la differenza tra conoscere il nome di una cosa e conoscere la stessa cosa.
Per esempio mi diceva: “Guarda, quell’uccello continua a beccarsi le piume. Vedi come le liscia col becco mentre cammina?”
“Sì”
“Secondo te perché lo fa?”
“Magari gli si spettinano le piume mentre vola, allora le becca per rimetterle a posto” “Va bè, se fosse come dici tu, lo farebbe soprattutto appena dopo aver volato. Dopo essere rimasto per un po’ a terra la smetterebbe. Capisci cosa voglio dire?”
“Sì”
“Vediamo allora se se le liscia di più dopo aver toccato terra”.
Non era difficile. Ma non c’era molta differenza tra gli uccelli che avevano camminato per un po’ e quelli appena tornati a terra.
“Mi arrendo: perché l’uccello si liscia le piume?”
“Perché, rispondeva mio padre, gli danno fastidio i pidocchi che mangiano le squame di proteine venute via dalle piume. I pidocchi hanno sulle zampe una sostanza cerosa – mi spiegava – che viene mangiata da alcuni piccoli acari. Ma gli acari non la digeriscono perfettamente e quindi dall’estremità del corpo emettono una sostanza simile allo zucchero sulla quale crescono dei batteri”.
E concludeva: “Vedi? Ovunque ci sia una fonte di cibo, c’è una qualche forma di vita che la scova”.
Già intuivo che magari non erano proprio i pidocchi, o che la faccenda degli acari poteva essere falsa. La storia non era forse corretta nei particolari, ma di quel che mio padre diceva era giusto il principio di fondo.

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